La morte del Louvre

In onda domenica 27 aprile 2008 alle 13,20 ca.

San Sebastiano di Andrea MantegnaSpesso si pensa che i musei siano solo di arte. Ma ne esistono di tanti altri tipi, come per esempio quello delle Zucchi Collections che conserva il lavoro e la memoria della nota impresa tessile. Da qui Massimo Negri, punto di riferimento dell’archeologia industriale ed esperto di museologia, dialoga con Philippe Daverio, che si trova invece al MACRO, spazio d’arte contemporanea creato nei luoghi dell’antico mattatoio di Roma, per visitare la mostra di un collettivo russo AES+F intitolata Il Paradiso verde. La loro conversazione verte intorno a un articolato ragionamento circa le funzioni e il funzionamento dei musei nel XXI secolo. Negri introduce il discorso offrendo subito un dato molto significativo: in Europa attualmente esistono circa 38.000 musei, di cui quelli d’arte e archeologia sono solo il 10%, segno di quanto sia vario il panorama museale internazionale.

Una tale discussione non può prescindere dal museo più famoso del mondo, il Louvre di Parigi, dove Passepartout si reca per sondare il polso della situazione. Il Louvre è un museo dalla vocazione onnivora, dove c’è tutto e il contrario di tutto e accade tutto e il contrario di tutto. Ci sono quadri di artisti di grandissimo pregio, come Botticelli o i capolavori del Mantegna da Palazzo Ducale di Mantova, che vengono snobbati dai visitatori perché attratti quasi unicamente dalla Gioconda di Leonardo o la Nike di Samotracia, con conseguenti affollamenti in alcuni settori e altre sale desolatamente vuote. Sembra quasi che per il Louvre si sia innescato una sorta di timer storico che vede il suo percorso storico e culturale pericolosamente in declino. Un decadimento che potrebbe essere scattato simbolicamente quando è stato posto al suo ingresso il suo “monumento funerario”, la celebre piramide voluta da Mitterand nel 1993, esattamente duecento anni dopo la sua apertura per opera di Robesbierre nel 1793. Oggi il Louvre è infatti qualcosa di profondamente diverso. È diventato sostanzialmente uno strumento di promozione della Francia, un perfetto meccanismo di marketing per espandere il brand dei prodotti nazionali nel mondo. Ciò ha inevitabilmente depotenziato la sua storica funzione culturale.

Appare curiosa questa parabola del Louvre, che sembra oggi più orientato al contenimento delle folle e dei suoi flussi piuttosto che preoccuparsi di dare un senso più ampio alla propria funzione di contenitore di opere. E’ altrettanto vero però che il concetto tradizionale di museo sta progressivamente mutando e che oggi quella funzione culturale è svolta in modo più agevole e concreto dalle mostre e dalle collocazioni temporanee delle opere presso altre istituzioni. Anche le opere d’arte stanno diventando flessibili, perdendo man mano il loro posto fisso.

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